MESSA
ESEQUIALE
DI MONS. SALVATORE NAPOLEONE
OMELIA
DEL CARDINALE ARCIVESCOVO
CATTEDRALE, 20 OTTOBRE 2001
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“Padre,
voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché
contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato”. 1.
L’esigente, quasi imperiosa volontà espressa da Gesù al Padre nella
preghiera sacerdotale del primo Giovedì Santo, ieri pomeriggio è
divenuta definitiva realtà per il nostro fratello Salvatore, che nella
contemplazione del Signore Risorto aveva orientato tutta la sua vita
sacerdotale.
Questa è stata la mia impressione da quando nella Pentecoste 1996
mi rivolse il suo primo saluto in Cattedrale sino all’altro ieri quando
gli raccomandavo di preparare le relazioni sulla
Celebrazione Eucaristica per i Ritiri vicariali del mese prossimo.
Tanto ero rimasto contento, come d’altronde tutti i confratelli ,
dell’adorazione eucaristica da lui preparata per il Ritiro unitario di
martedì scorso.
Contemplare la gloria del Risorto e far conoscere il suo amore ai
fratelli è stata la passione sacerdotale di Padre Napoleone.
Gli piaceva far notare che la sua Cattedrale fosse continuamente
illuminata dalla gloria del Risorto e il mistero pasquale del Signore
costituiva il centro e il cuore del suo ministero e della sua vita
sacerdotale. 2.
Una vita sacerdotale relativamente breve (avrebbe celebrato tra due anni
il 25° di sacerdozio), ma intesa di impegni ministeriali, svolti con
eccezionale intelligenza, con generosa donazione, con indomabile
entusiasmo, con rasserenante serenità, con instancabile carità
pastorale: in Cattedrale come cappellano, alla parrocchia Maria SS.
Mediatrice come vicario parrocchiale, a Santa Rosalia in San Lorenzo come
Parroco, in Seminario come Direttore Spirituale, di nuovo in Cattedrale
come Parroco e negli ultimi anni contestualmente anche Amministratore
parrocchiale in Santo Stanislao.
E quanto sia stato amato e stimato ovunque dal popolo di Dio, sta a
dimostrarlo l’impressionante folla di fedeli che da ieri sera e per
tutta la notte fino a questa mattina hanno voluto vegliare il popolare
Parrino che ha lasciato in tutti un ricordo indelebile di affetto e dia
amicizia, di paternità e di fraternità, animato da un amore sincero,
trasparente, sorridente, meritevole di fiducia senza riserve. Per tanti,
anche sacerdoti soprattutto giovani, è stato un punto di riferimento
sicuro e ricercato. 3.
A ragione, pertanto, si possono applicare a lui le parole con cui
l’autore del Libro della Sapienza ha risposto alla domanda angosciosa
che sale spontanea dal cuore di fronte alla morte prematura di una persona
cara, come è stata quella fulminea di Padre Salvatore, stroncato da un
infarto mentre in campagna preparava la relazione da svolgere del convegno
liturgico promosso dalla nostra Facoltà Teologica. “Vecchiaia veneranda
non è la longevità né si calcola il numero degli anni, ma la canizie
per gli uomini sta nella sapienza; vera longevità è una vita senza
macchia. Divenuto caro a Dio, fu amato da lui”. Divenuto
caro a Dio, è stato amato da lui, Padre Napoleone. Amato da Dio perché
lo ha fatto nascere 47 anni fa in una famiglia cristiana che saluto con
affetto nella mamma, nel fratello e nella sorella qui presenti, unendo al
loro il nostro dolore sostenuto dalla fede e dalla speranza che non
delude.
Amato da Dio, perché con l’ordinazione presbiterale ricevuta il
2 dicembre 1978 per l’imposizione delle mani del mio venerato
predecessore, il Cardinale Salvatore Pappalardo, ha fatto di lui l’icona
sacramentale del Figlio suo, unico sommo ed eterno sacerdote, per donarsi
totalmente ai fratelli col cuore e la sollecitudine del buon Pastore e con
una rara capacità relazionale. 4.
E ai fratelli si è donato senza riserve.
Ha donato la parola di Dio di cui si nutriva abbondantemente,
considerandola come regola suprema della fede, nutrimento dell’anima e
sorgente pura e perenne della vita spirituale. Per questo la sua
predicazione era sempre di alto profilo, perché preparata con cura, nella
preghiera, animata dalla parola di Dio, ancorata fedelmente sul magistero
della Chiesa, sostenuta dalla sapienza dei Padri e comunicata con una
eccezionale capacità di farsi ascoltare, capire e direi, gustare.
Ha donato le ricchezze dei divini ministeri nella celebrazione
della Liturgia, della quale era un cultore appassionato, un maestro e un
servitore fedele e rispettoso. La nostra Chiesa palermitana, soprattutto
sotto questo aspetto, gli deve moltissimo, come Direttore dell’Ufficio
Liturgico e Responsabile della formazione degli Accoliti, dei Lettori e
dei Ministri Straordinari dell’Eucaristia. Il Grande Giubileo del 2000
lo ha visto dedicarsi con intelligenza e generosità alla preparazione e
alla celebrazione delle visite giubilari in Cattedrale. Considerava la
Liturgia come l’esercizio della funzione sacerdotale di Gesù Cristo per
la glorificazione del Padre e la santificazione dei fratelli, come e
l’azione di Cristo e della Chiesa, sacra per eccellenza, il culmine
verso cui tende l’azione della Chiesa e la fonte da cui promana tutta la
sua energia, vertice del ministero presbiterale. E si adoperava perché
fosse celebrata con il rispetto e la dignità dovuta e perché si
esprimesse nella vita quanto si celebrava nella fede.
Ha donato, in fine, ai fratelli la ricchezza del suo cuore
sacerdotale aperto alle necessità spirituali e materiali di tutti, ma in
modo speciale dei più piccoli, dei poveri e dei più bisognosi così
numerosi nelle sue due Parrocchie. L’ho notato in modo particolare
durante la Visita Pastorale, che mi ha dato la possibilità di apprezzare
quanto egli fosse vicino ai suoi fedeli ne condividesse i problemi e le
attese e come da essi fosse conosciuto e amato. 5.
Per tutto questo egli non è morto, ma continua a vivere. E non
semplicemente nel nostro ricordo. Come ci ha ricordato San Paolo nella
seconda Lettura con la morte viene disfatto questo corpo nostra abitazione
sulla terra, ma per ricevere un’abitazione da Dio, una dimora eterna,
non costruita da mani d’uomo, nei cieli.
La morte, infatti, non è la fine della vita, ma è l’inizio
della vita vera, della vita senza fine.
Canta la liturgia odierna nel Prefazio: “Ai tuoi fedeli o Signore
la vita non è tolta ma trasformata, e mentre si distrugge la dimora di
questo esilio terreno viene preparata un’abitazione eterna nel cielo”.
Tante volte Padre Napoleone ha annunziato questa verità con la più
limpida convinzione della sua fede e l’ha celebrata con gioia nella
Liturgia del mistero pasquale.
Con la sua stessa fede e con la sua stessa gioia, noi professiamo
questa verità, mentre il Cero pasquale sembra vegliare sul suo corpo muto
e senza vita, come segno di Cristo Risorto e garanzia della nostra
risurrezione.
Dal silenzio della sua morte, più eloquente di ogni parola, giunge
a me e a voi l’invito a rinnovare la nostra fede nella comunione dei
Santi, nella risurrezione della carne e nella vita eterna, nell’attesa
della venuta del Signore, in ogni istante della nostra vita con le lampade
accese dell’amore vicendevole.
A noi Vescovi, Presbiteri e Diaconi l’invito ad esprimere
l’amore vicendevole nella più sincera fraternità sacramentale e nella
vicendevole collaborazione pastorale: ho sempre ammirato in Padre
Napoleone l’amore grande alla Chiesa e ai suoi Pastori, la cordialità
schietta e sincera verso i confratelli e la generosa responsabilità a
collaborare con tutti specialmente nella predicazione.
A voi fedeli l’invito a esprimere l’amore vicendevole nei
rapporti familiari, ecclesiali, con l’accettazione e con la comprensione
reciproca, con la più ampia apertura del cuore agli altri senza riserve e
senza distinzioni, facendo sempre trionfare nelle famiglie, nella Chiesa e
nella società la concordia e la pace. A tutti l’invito a tenerci pronti ad accogliere la venuta del Signore che avendoci preparato un posto nella Casa del Padre ritornerà per prenderci con se perché anche noi siamo dov’è lui per contemplare in eterno la sua gloria. Come Maria e con Maria Assunta in cielo |
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+ Salvatore Card. De Giorgi |