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La severa
selezione delle opere da esporre, in attesa del restauro dell'intero piano
nobile del palazzo, consente di offrire una generale e significativa
campionatura del ricco e vario patrimonio di pittura, scultura e arti decorative
siciliane dal XII al XIX secolo, cui fanno
da cornice le imponenti sale del palazzo, la cui origine tardo quattrocentesca e
riscontrabile nella preziosa trifora gotico catalana del prospetto.
Il percorso
cronologico delle opere del Museo inizia nella Sala dei fondi oro (sala II) con
le opere di età normanna e sveva, tra le quali il mosaico con la Madonna
Orante (XII secolo), la tavola della Madonna della perla, già nella
distrutta Chiesa del Cancelliere (1171), e quella della Madonna della Spersa
(XIII secolo), cosi detta perche' la sua festa cadeva nella Domenica
dell'ottava dell'Epifania, quando la Madonna perse Gesù, intento a parlare con i
dottori nel tempio. La tavoletta con i Santi Oliva, Elia, Venera e Rosalia,
tradizionalmente ritenuta del XIII secolo, reca una cornice lignea della
fine del XVII e inizi del XVIII secolo con medaglioni d'avorio raffiguranti
scene della vita di Santa Rosalia, la nuova Patrona di Palermo. Pregevoli,
inoltre, della stessa epoca, l'Epistolario della seconda metà del XII
secolo e il diploma esposto con il sigillo dell'imperatore Federico II (sala III).
Ancora nella
Sala dei fondi oro (sala II) sono esposte opere dal XIV al XV secolo che
evidenziano il percorso intrapreso dall'arte siciliana dalle influenze toscane
sino a quelle spagnole. I prodotti artistici d'importazione pisana del Trecento
furono un grande stimolo per le acquisizioni culturali utili alla produzione
degli artisti locali: tra le prime si ricordano il trittico con la Madonna il
Bambino e Sant'Anna di lacopo De Michele detto il Gera da Pisa e il Ruolo
dei Confrati - defunti di Antonio Veneziano (1388), tra le seconde il
trittico del Maestro delle Incoronazioni e la tavoletta cuspidata
raffigurante Abramo e i tre Angeli dello stesso artista, dei primi anni
del XV secolo.
Tra le
opere del Quattrocento sono esposti dipinti di pittori locali come Matteo De
Peruchio, autore di un Incoronazione della Vergine proveniente
dall'oratorio di S. Alberto (1422, sala II), e Pietro Ruzzolone (Sala della
Trifora, III), e altre di scultori immigrati come Domenico Gagini, Pietro de
Bonitate e Francesco Laurana (sala VII), che mostrano il travaglio politico e culturale che Palermo subì
allontanandosi dalla cultura toscana del secolo precedente, passando dagli
influssi spagnoli voluti dalla dominazione vicereale a quelli rinascimentali
italiani. Numerose sono le sculture provenienti dalla tribuna marmorea della
Cattedrale di Antonello Gagini e aiuti (dal 1507), smembrata nella
ristrutturazione della chiesa progettata da Ferdinando Fuga. Nella Sala della
Tribuna (sala VIII, tra i brani scultorei sono le cornici del grande complesso,
caratterizzate dal repertorio decorativo, ricco di candelabre, grottesche,
figure mostruose e di animali, tipico degli inizi del Cinquecento. Vengono
affiancati a queste opere pannelli didattici con immagini che la presentano
ancora in loco e ricostruzioni grafiche, nonché la riproduzione in scala
in gesso dell'apparato scultoreo (scala 1:10), realizzata dagli studenti
dell'Accademia di Belle Arti di Palermo.
Nel seminterrato (sala IX) sono
esposti, inoltre, alcuni dei numerosi frammenti di marmi mischi seicenteschi,
gia in chiese barocche della città, opera delle abili maestranze locali, esempi
di maioliche pure di produzione locale e un pregevolissimo paliotto
architettonico d'altare d'argento del '700.
Nella Sala
Mario di Laurito e delle vedute della Città (sala X) sono visibili numerose
opere del pittore napoletano della prima meta del Cinquecento, tra cui alcune
tele smembrate dal soffitto dipinto del 1536 gia della chiesa
dell'Annunziata (sala XI), distrutta nell'ultima guerra, di cui si propone la
ricostruzione in pannelli fotografici. Dello stesso artista è la tavola
raffigurante Palermo risparmiata dalla peste, commissionata dal Senato
di Palermo nel 1530 per la chiesa di Santa Venera e in deposito al Museo dalla
Compagnia della Pace. L'opera offre un'interessante veduta di Palermo, ove non
manca la Cattedrale, e dei suoi Santi protettori.
 Posteriori
dipinti di artisti immigrati testimoniano ulteriori rapporti culturali tra
l'isola e la penisola, quali quelli di Vincenzo da Pavia (sala III) e Simone de
Wobreck, di cui si espone tra l'altro il dipinto raffigurante Palermo
liberata dalla peste del 1576, che presenta ancora una volta un'interessante
veduta di Palermo dell'epoca con il Palazzo Reale, la Cattedrale e il Palazzo
Arcivescovile con la trifora, oggi, dopo il recente restauro, assurta a
simbolo suo e del Museo Diocesano (sala X).
Ancora
un'importante opera che ricorda un'altra miracolosa liberazione dalla peste e
quella raffigurante Santa Rosalia che intercede per Palermo, città che appare
con il suo porto, dominata dal Monte Pellegrino, opera di Vincenzo La
Barbera del 1624 (sala X).
 Legata alla
cultura spagnoleggiante della classe dominante è la cinquecentesca scultura
lignea policroma della Madonna di Monserrato, posta insieme ad altre
opere dell'ultimo quarto del XVI e degli inizi del XVII secolo (sala XI). Tra
queste vi sono tele dello Zoppo di Gangi, di Giuseppe Albina e di Pietro d'Asaro
che segnano il passaggio della pittura in Sicilia dal tardo-manierismo al
caravaggismo.
Tra i dipinti
seicenteschi della Sala XII sono quelli di Pietro Novelli e della sua scuola,
determinanti per lo sviluppo della cultura artistica palermitana di quel
periodo, tra cui una splendida Pietà (1646 circa). Vi sono anche opere
provenienti dall' oratorio di Santo Stefano, tra cui il Martirio di Santo
Stefano del genovese Bernardo Castello (1619).
Affianca
l'esposizione dei dipinti quella delle suppellettili liturgiche d'argento e dei
paramenti sacri, per lo più dovuti a maestranze palermitane, ma non mancano
opere in corallo della maestranza trapanese tra cui un prezioso ostensorio.
Nella Sala del
Settecento (sala XIII), infine, completando la varietà dei materiali selezionati
per l'attuale percorso del Museo, sono in mostra due teste in stucco di Giacomo
Serpotta, già appartenute alle sculture allegoriche della Clemenza e
della Fede dell' Oratorio del Miserenimi in San Matteo (1728), sculture
in ceroplastica, come il Cristo deposto di Anna Fortino, allieva di
Rosalia Novelli (prima metà del XVIII secolo), dipinti del Settecento, tra cui
una tela di Vito D'Anna, il maggior pittore della prima metà del '700 a
Palermo, che raffigura Santa Rosalia, cui è dedicato anche un commovente
ritratto del napoletano Nicola Malinconico seguace di Luca Giordano.
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