"peregrinatio thesauri"
di Lidia Calamia
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Servendosi di sicure fonti e di testimonianze attendibili si può ricostruire passo per passo l’iter che la camera del Tesoro della Cattedrale ha subito nel corso dei secoli. Leggendo i documenti storici si capisce anche quanto sia lontana la nostra idea di Tesoro da quella dei secoli precedenti. Solo a partire dal 1950 nacque l’esigenza di esporre gli oggetti custoditi innalzandoli, così, al rango delle più preziose opere d’arte. Per comprendere le tappe fondamentali del "peregrinare" cui fu sottoposto, è necessario soffermarsi su determinati cambiamenti che il Duomo stesso ha subito dalla sua costruzione fino ad oggi. La Cattedrale inizialmente, relativamente alla parte del santuario, riproduceva uno schema bizantino che si adattava alle esigenze del rito greco e che non comprendeva una parte corrispondente all’odierna Sacrestia. Secondo le norme rituali bizantine, infatti, tutte le azioni preparatorie alla funzione liturgica, venivano svolte all’interno del santuario stesso. Successivamente con il diffondersi del rito latino a discapito di quello greco, nacque l’esigenza di un ambiente che fosse destinato a tali preparativi. La collocazione di tale area fu quasi obbligata, infatti, lo Zanca riferisce che: "siccome l’unica area disponibile per la Cattedrale di Palermo era il piazzale antistante, dal lato di mezzogiorno, si dovette provvedere alla costruzione dell’antica Sacristia, addossandone le mura all’ "Antitulo" e a parte del "Titulo", onde immediato riuscisse l’ingresso al Sacrario" . Dal momento che non vi sono documenti che consentano di risalire all’epoca della sua costruzione, nel corso dei secoli si sono susseguite molteplici ipotesi, molte delle quali rivelatesi errate. Secondo l’Amato questo ambiente fu eretto nel 1185 dall’Arcivescovo Gualtiero Offamilio; mons. Di Bartolo e mons. Perricone sostengono, invece, che sia parte dell’antica Cappella della Maddalena che l’Arcivescovo Offamilio aveva voluto aggregare al proprio tempio. Lo Zanca smentisce questi "erronei apprezzamenti", proprio per il fatto che, seguendo tali ipotesi, la veste decorativa che tanto la caratterizza all’esterno, dovrebbe essere ascritta al periodo dei Ruggeri, da cui invece è molto lontana. E continua affermando che si tratta di "un unico grande ambiente, che iniziatosi verosimilmente pressoché nel 1250, venne completato verso la fine del XIV e fors’ anche in sul principio del XV secolo, assai ben lontano dall’epoca (1170-1184) in cui fu costruito il tempio gualteriano" . L’antica sacrestia fu realizzata in due piani di cui uno sotterraneo che risultava diviso in due ambienti quadrati entrambi coperti da volte a botte, forse ad uso magazzino; anche il piano rialzato probabilmente in origine era diviso in due ambienti, separati da un muro divisorio in corrispondenza di quello sotterraneo . Nel XIV secolo avvenne un rinnovamento di questa Sacrestia che mirò a darle maggior decoro, venne, infatti, sopraelevata e i due ambienti in cui era divisa furono ricoperti con due volte a crociera. Quando le esigenze liturgiche diventarono sempre più numerose e i paramenti e le suppellettili si moltiplicarono l’antica Sacrestia del XIII secolo risultò del tutto inadeguata. Si decise così di costruirne un’altra nel lato meridionale, contigua a quella precedente (cfr. pianta del Basile (foto 1), n. 23). Dato che la nuova costruzione venne utilizzata come Sacrestia, i due ambienti della struttura preesistente vennero destinati ad altre funzioni; quello occidentale fu adibito alla custodia del Tesoro (cfr. pianta del Basile (foto 1), n. 27), quello orientale, adiacente al nuovo corpo di fabbrica, funzionò da Antisacrestia (cfr. pianta del Basile (foto 1),n. 25).
foto 1, pianta del Basile Nei vani che consentivano l’accesso al Tesoro e alla Nuova Sacrestia furono inseriti stupendi portali marmorei, il primo dei quali è opera di Vincenzo Gagini. Sul portale della Nuova Sacrestia, ancora oggi si legge la scritta: "THESAURUS IVGALIUM M P E" ,
foto 2, parte superiore del portale di ingresso alla nuova sacrestia
che probabilmente indicava uno degli ingressi all’antico tesoro. Ciò fa supporre che l’ubicazione originaria del portale non corrispondesse a quella attuale, ma si trovasse in uno degli ambienti dell’Antica Sacrestia. L’Amato , nella sua descrizione, oltre al "Thesaurus", cita il "Sacrarium", un piccolo ambiente (cfr. pianta del Basile (foto 1), n. 28) collegato al lato occidentale del Tesoro, che nel 1580, venne adattato dall’Arcivescovo Marullo ad uso di "lipsanotheca", ovvero la stanza della custodia delle reliquie. Lo stesso autore riferisce, inoltre, che in quell’occasione la parte superiore della vecchia Sacristia venne divisa in due piani dai Marammari, che interposero anche un tetto meravigliosamente scolpito, che presentava al centro tre scudi con le insegne austriache e ai lati l’aquila bicipite. Dalla porta occidentale dell’Antisacrestia si entrava nella Sagrestia Nuova, dove scanni di noce conservavano i paramenti del coro per i Canonici e i loro archivi; sui muri, un tempo e sino agli anni Novanta del secolo scorso, trenta quadri dei Canonici che in seguito furono fatti Vescovi, Arcivescovi, Cardinali. Di fronte alla porta occidentale dell’antisacrestia c’era la stanza del Tesoro dove i Canonici e i Personati vestivano i Paramenti sacri, e dove venivano custoditi reliquiari di varia specie, suppellettile di oro e di argento e tutti gli oggetti preziosi del Duomo palermitano; grazie alle fonti sappiamo che il tesoro, già di notevoli dimensioni, era continuamente in aumento, poiché la Maramma ogni anno spendeva quasi trecento aurei per aumentare la suppellettile che la scomunica papale vietava di prestare. Gran parte di questi oggetti, purtroppo, verrà data via per affrontare le ingenti spese necessarie per la ristrutturazione del Duomo del 1781 ad opera di Ferdinando Fuga. Ne è testimonianza lo scritto del Basile: "Il Ciantro, l’arcidiacono e il decano, cioè le tre dignità della chiesa e due canonici, plaudivano anche a nome di tutto il Capitolo al temperamento proposto dai deputati della restaurazione della Cattedrale, (…) e richiedevano inoltre di essere autorizzati a vendere gli argenti antichi della chiesa" . Durante la nuova Riforma vengono ristrutturate le Sagrestie; quella del XVI secolo ospiterà il Tesoro e diverrà aula del Capitolo, mentre il corpo dell’antica sagrestia del XIII secolo venne unificata e destinata ai Canonici (cfr. pianta dell' Ing. Provenzales). L’antica stanza delle reliquie fu trasformato in vestibolo (pianta dell'Ing. Provenzales), cui si poteva accedere sia dall’interno che dall’esterno, comunicante verso oriente con la sacrestia dei canonici, e verso occidente con una nuova sagrestia, detta "Sacrestia ed aula dei Beneficiali " (pianta dell'Ing. Provenzales).
foto 3, pianta dell'Ing. Provenzales Tutti gli oggetti del Tesoro vengono custoditi negli appositi armadi addossati alle pareti ; da ciò si evince che ancora nel XVIII secolo si è lontani dall’idea attuale di tesoro; niente testimonia, infatti, che fosse stata concepita una vera e propria esposizione, anzi l’Amato conferma che esisteva ancora la figura del Mastro Tesoriere, prelato incaricato di custodire tutta la suppellettile sacra e i vasi di oro e di argento. L’ultima e definitiva tappa di questo peregrinare si ha a metà del XX secolo ,
foto 4, lapide del Card. Ruffini
quando si vuole restituire all’antica Sagrestia Cinquecentesca la sua originaria funzione. Il tesoro viene trasferito in quella che fino ad allora era stata la Sagrestia dei Beneficiali (cfr. pianta dell'Ing. Calamia, n. 13).
foto 5, pianta dell'Ing. Calamia Si tratta di una "sala molto scarna che reca soltanto dei capitelli pensili cinquecenteschi posti nei punti di spicco della volta lunettata ed il medaglione marmoreo di S. Rosalia (fig. 6), scolpito da G. B. Ragusa che si trova nella parete di fondo". Adesso gli oggetti vengono esposti all’interno di vetrine verticali addossate alle pareti e in due bacheche orizzontali poste al centro della stanza .
foto 6, l'impianto espositivo del 1950 Da allora non si è più trasferito, ma nel 1987 è stata realizzata un’esposizione che risponde meglio alle moderne esigenze museografiche e che assicura anche maggiori garanzie di sicurezza (cfr. foto di presentazione). Tante sono le cause che hanno ridotto notevolmente il numero delle suppellettili di questo Tesoro, non ultime i continui spostamenti, le sconsiderate vendite e i piccoli e grandi furti. Allo stato attuale il tesoro presenta notevoli segni d’incuranza: molte targhette recano datazioni errate, i vetri recano vistose lineature, molte opere andrebbero restaurate; basti pensare a quelle paci argentee sostenute da una banalissima listarella di legno, unita da chiodini ossidati; o all’Ostensorio con corallo, privo di alcune decorazioni. Si spera inoltre che opere importanti come i frammenti del manto di Enrico VI e quelli della fodera della corona di Costanza, abbiano una sistemazione adeguata che li sappia valorizzare.
foto 7, la stanza del tesoro oggi
nota web master nel marzo 2006 il tesoro ha trovato una nuova esposizione nei locali delle ex sacrestie "dei canonici", "nuova" e nel cleristorio
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